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“SALTO DI QUALITA’”

Pietro Literio
08.03.2019 15:48

Torna la rubrica "Calciologicamente", realizzata per PS24 dal dott. Pietro Literio, Psicologo/Psicoterapeuta e Docente Universitario a Contratto che analizza le vicende del Delfino da un punto di vista del tutto peculiare.

BUONA LETTURA !

Un, due, tre stop! La “stella” Pescara non si illumina definitivamente a Benevento (come in molti attendevano), steccando per la terza volta  il salto di qualità.  

Un Delfino piuttosto discontinuo, che non riesce a vincere più di due partite consecutivamente e a confermarsi.

Se la prima volta è un caso e la seconda una coincidenza, la terza è sicuramente una conferma della insufficiente “mentalità vincente”. Una sorta di squadra incompiuta, altalenante nel gioco e nei risultati (al netto di infortuni ed errori).

Un Pescara che fatica a mantenere costantemente la giusta intensità, lucidità e sicurezza in campo. Ingredienti invece visti maggiormente contro lo Spezia.

Tutto ciò “brucia” ancor di più guardando il livello medio-basso di questa serie B a 19 squadre, che fa pensare ad una serie A “a portata di mano”.

Ma il “fine (playoff) giustifica i mezzi” (prudenza) per Pillon, anche se il Presidente non condivide.  Nonostante tutto, statistiche alla mano, il Pescara è ai primi posti della B, se si sommano gol, assist, passaggi, cross fatti e occasioni create finora.

Ciò significa che la squadra è forte, ma non ottimizza le sue risorse e potenzialità. Come un’Alfa che viaggia a tratti “fuori giri”, con gomme sgonfie. E così non rende al massimo. 

Si perché a parità (o quasi) delle altre condizioni (fisiche, tecniche e tattiche), è “la testa”, ovvero la condizione mentale ottimale, che fa la differenza nel gioco e nei risultati, soprattutto a questo punto del campionato. 

E l’ottimizzazione della “testa” (come del fisico) può essere raggiunta e allenata con il “mental training.” Presuppone però una cultura dello sport avanzata, che riconosca l’importanza dei pensieri, delle emozioni, delle aspettative e delle convinzioni nel determinare il comportamento degli atleti, ergo la qualità della loro prestazione sportiva. 

La “testa”, ovvero la “Sfera” direbbe Vercelli (psicologo responsabile della Juventus), è come un pallone, che se non è gonfio al punto giusto in tutti i suoi angoli non scorre al meglio, rallentando o prendendo traiettorie imprevedibili a scapito della qualità del gioco e dei risultati. Come nel calo di gioco del Pescara contro lo Spezia, dopo la superiorità numerica.

Ottimizzare la “testa” significa vedere in campo una squadra che gioca pienamente concentrata su quello che fa, con lucidità, che vince i contrasti, che sbaglia pochissimo, giocando allo stesso tempo con intensità, semplicità e precisione, ma anche con equilibrio e sicurezza in campo, divertendosi.

Lo spettatore si accorge di questo stato mentale “di grazia” (flow) perché tutta la squadra in campo è immersa nel gioco, fa la giocata migliore, il passaggio migliore in quel momento, “visto da fuori”

Ma affinché la prestazione vincente non sia “un fulmine a ciel sereno”, o una reazione d’orgoglio dopo ogni sconfitta, è necessario lavorare sulla “Sfera” (o testa), ovvero sulla solidità mentale dei giocatori, che conduce all’eccellenza della prestazione. Perché “come pensi stai”, anche in campo. 

La “ricerca dell’eccellenza” richiede quindi un lavoro specifico dell’esperto della “mente” (psicologo), per non lasciarla prevalentemente al caso, alla personalità del singolo atleta o all’esperienza empirica e al carattere dell’allenatore, con i valori che trasmette alla squadra: tosti, tignosi, uniti e umili come una “famiglia operaia” secondo Pillon. 

Ma è sempre più diffusa la cultura del lavoro sulla “mentalità vincente” come testimoniano i vari Morata, Bonucci, De Sciglio, Candreva, fino ai giocatori dell’NBA. 

Del resto, come le grandi eccellenze e le grandi squadre insegnano (vedi Juve), la cura dell’aspetto mentale rappresenta la migliore garanzia del salto di qualità!

 

 

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