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Martorella: "Vi racconto la mia amicizia con Max Allegri, nata a Pescara"

"Per lui ho percorso circa 65mila km, vuol dire che ho fatto una volta e mezzo il giro del mondo"

24.05.2018 00:15

Una bella, bellissima amicizia quella tra Antonio Martorella e Massimiliano Allegri, nata a Pescara e divenuta forte, fortissima nel corso degli anni. Si conobbero in maglia biancazzurra, epoca Galeone bis in riva all'Adriatico. E non si sono più lasciati, frequentandosi anche dopo che le rispettive strade si sono separate. Ad esempio nell'epoca campana di entrambi, con Allegri al Napoli e Martorella al Savoia. Ma è a Pescara che una bellissima amicizia prese piede e si consolidò nelle sue battute iniziali, tra successi e qualche amarezza (sportiva). Indimenticabile il 5-1 inflitto, ironia della sorte, proprio alla Juventus con entrambi in gol, probabilmente la partita più importante nella storia del club biancazzurro.

«Il nostro rapporto è speciale, disinteressato ed autentico», racconta Martorella, «ed è diventato sempre più forte nel tempo. Una volta che entrambe le nostre carriere da calciatore sono finite, appena potevo andavo a trovarlo, penso a quando guidava la Spal ad esempio, poi la frequenza è stata sempre maggiore. Tutto nacque il 18 febbraio 2015, vigilia del mio compleanno. Era il primo anno di Max alla Juve e andai a trovarlo prima della gara con l’Atalanta. Da allora, sempre in macchina, ho percorso, insieme ad altri amici, circa 65mila km. Se pensiamo che la lunghezza dell’equatore è di circa 40.075 km, vuol dire che per Max ho fatto una volta e mezzo il giro del mondo», ride. «E c’è una sorta di filo conduttore che lega la sua avventura alla Juve alla mia alla Curi: entrambe sono iniziate nel luglio 2014».

E grazie a questo rapporto, Massimiliano Allegri tornerà a Pescara tra pochi giorni. L'occasione è offerta dal “Curi Pescara Junior Camp” di cui il tecnico bianconero sarà protagonista per due giorni dopo che, lo scorso 2 settembre la nuova “Panchina d’oro” era già stata a Pescara per un raduno con i giovanissimi biancorossi. «Max rimase molto stupito dall’affetto e dalla marea di persone intervenute, ma ciò che lo colpì è la funzione sociale che la nostra Asd ricopre. Una delle prime volte che parlammo della Curi ci chiese quanti atleti avessimo. Alla mia risposta, “400”, rimase piacevolmente sorpreso e disse: “Ottimo, 400 ragazzi tolti dalla strada”. Ecco, credo che questo aspetto sia stato determinante, perché anche lui nella sua Livorno ogni anno organizza un camp con i giovani, una possibilità unica che abbiamo voluto offrire a tutta la comunità giovanile calcistica locale».

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