Prima squadra

Palermo-Pescara, la legge degli ex

Sfida dal sapore particolare soprattutto per Gaston Brugman

10.11.2018 10:16

A CURA DI DANIELE BERARDI

Certi amori non finiscono mai. Alcuni restano in cantina per diverso tempo, salvo poi tornare a bussare alle nostre porte quando meno ce lo aspettiamo. Altri ancora sono più infidi e aspettano che la nostalgia avvolga il cuore per tornare a far pressione su antiche ferite. Memorie “vendittiane” di un passato dalle mille sfumature: grigio, avvolgente, romantico, feroce, sgargiante, deludente. Un climax di emozioni che ci assale guardando negli occhi di quello che è stato e che, come il ciclo delle stagioni, torna a riproporsi. Quasi senza pietà.

Palermo-Pescara è la sfida giusta al momento giusto. Una di quelle partite che ti scaldano il cuore solo a pronunciarle. Non tanto per chissà quali reminiscenze passate, ma per la qualità dello spettacolo che il match è pronto a garantire. Prima contro seconda è un po' come l'eterna sfida tra il bene e il male, coi ruoli prontamente assegnati in base alle diverse prospettive. Ma anche in una sfida dove nervi saldi e cuore asettico fanno la differenza, c'è tempo e spazio per lacrime di nostalgia e “rewind” da libro Cuore. La sfida col Lecce, del turno precedente, ci aveva offerto parecchi spunti, con destini intrecciati neanche fossero il gomitolo di Arianna. Stavolta, Pescara e Palermo avranno pochi ricordi da spartirsi sul tavolo prima del fischio d'inizio, ma sarà certamente una gara dal retrogusto particolare per Gaston Brugman. L'uruguagio ex Empoli approdò in Sicilia il 10 luglio 2015, in prestito con diritto di riscatto dal Pescara (guidato quell'anno da Massimo Oddo). Il fantasista sudamericano giunse in rosanero con tante speranze e la volontà di dare una sferzata decisa alla propria carriera. Ma all'ombra del Renzo Barbera collezionò soltanto 14 presenze e un assist tra campionato e Coppa Italia, venendo impiegato più da trequartista che da regista basso. La contemporanea esplosione di Franco Vazquez, con Iachini in panchina, finì per offuscare le qualità di Brugman, apparso fin troppo leggerino per un campionato rude come la Serie A. In più, il tecnico di Ascoli Piceno faticò non poco nel trovare la giusta collocazione tattica al metodista sudamericano, complici le attitudini contropiediste del suo Palermo. All'interno di una squadra non abituata ad imporre il proprio gioco per novanta minuti, le qualità di palleggio del capitano biancazzurro venivano letteralmente soffocate. Al termine di quella stagione incolore, il Palermo decide di non esercitare il riscatto del sudamericano (fissato ad un milione e mezzo) e Brugman tornò a far gavetta in Serie B, dove ha continuato a mettersi in mostra arretrando di una decina di metri il proprio raggio d'azione. Dopo le incomprensioni con Zeman dello scorso campionato, sembrava in procinto di lasciare l'Abruzzo, ma il mercato estivo non ha portato in dote offerte sufficienti a soddisfare le richieste del presidente Sebastiani. Una volta spente le luci del mercato, “Gas” è tornato a far quello che gli riesce meglio: dipingere calcio. La punizione magica contro il Padova è la sintesi della sua rinascita nonostante il risultato finale. Un ragazzo serio e un professionista d'altri tempi, che ama far parlare il campo. Piede destro educatissimo e giocate deliziose assolutamente fuori categoria. Il ritorno al Barbera, più che rivoli di lacrime, dovrebbe spronarlo a dimostrare che il Palermo ha clamorosamente affrettato le etichette sul suo conto. D'altronde, si sa, “gli uruguagi hanno sempre l'ultima parola”.

Ah, per la cronaca, tra le fila del Palermo ci sarà anche un altro ex. Trattasi di Antonio Mazzotta, terzino scuola rosanero, capace di mettere insieme 53 presenze e 5 assist con la maglia del Pescara (in due momenti diversi della sua carriera). Anche per lui la gara avrà un sapore strano. Avrà di fronte Balzano, col quale condivideva gioie e dolori quotidiani lo scorso anno. Storie ordinarie di terzini cadetti, in un'annata (quella trascorsa) da dimenticare al più presto. Ed ecco perché forse ad Antonio Mazzotta non tremeranno le gambe quando avrà di fronte il suo Pescara e il suo ex mister Bepi Pillon. Anche perché è davvero un altro Delfino, rispetto a quello pavido della scorsa Serie B. Un Delfino col coltello tra i denti e un primato da difendere a tutti i costi.

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