Settore giovanile

Zauri e la vittoria del campionato: "Dipende da noi. E sul futuro.."

Il tecnico ha parlati nei giorni scorsi a Il Messaggero

25.03.2019 00:37

In città c'è già chi ipotizza sia lui il prossimo allenatore del Pescara (ma occhio a Grassadionia...), ma Luciano Zauri ha un compito ben preciso da assolvere prima di pensare ad altro: vincere il campionato con la sua formazione Primavera. Poi, forse, ripercorrerà le orme di Eusebio Di Francesco e Massimo Oddo, pescaresi che dopo aver guidato i giovani del Delfino si sono seduti sulla panchian della prima squadra per poi fare la propria scalata al calcio che conta. A differenza di loro due, però, Zauri ha anche indossato la maglia biancazzurra da calciatore, anche se a fine carriera. Ma - lo ribadiamo - sono tutti discorsi prematuri. 

Il 41enne marsicano di Pescina, trapiantato da anni a Pescara, è il tecnico della Primavera biancazzurra, capolista e rivelazione del girone B di “Primavera 2”. E nei giorni scorsi ha parlato a Il Messaggero ed. Abruzzo in un pezzo firmato da O. D'Angelo. Ecco le sue dichiarazioni più interessanti

“Io voglio solo fare il mio percorso e completarmi. Quando sarò pronto, mi piacerebbe provare con i grandi. Ma oggi non ci penso: sono consapevole del mio ruolo e concentratissimo sulla Primavera. Vedremo, con il passare del tempo, se ci sarà la possibilità di allenare una prima squadra, qui a Pescara o altrove. Adesso immagino solo di potermi misurare con la categoria superiore della Primavera: sarebbe una vetrina incredibile per tutti. Il mio sogno? E’ chiaro che tutti vorrebbero arrivare ai massimi livelli, ma io vorrei lavorare in una realtà che crede in me, che mi vuole. Se mi chiedessero di allenare una big di serie A o per vent’anni il Pescara, a queste condizioni, per me sarebbe comunque il massimo”. Tre partite separano i giovani di Zauri dal trionfo e dal salto nel torneo “Primavera 1” dove troverebbe le big italiane nella prossima stagione. “Siamo contenti, ma non è fatta – tiene i piedi per terra l’ex terzino biancazzurro – . Non mi piacciono i facili entusiasmi, anche se siamo soddisfatti del lavoro svolto finora. Devo ringraziare tutti i membri del mio staff per quello che stiamo facendo: per me sono fondamentali e credo in ognuno di loro”. Sarà duello con la Lazio, favorita ad inizio stagione, fino alla fine: “Qualcosa in più di noi, sulla carta, ce l’ha. Abbiamo perso i due scontri diretti, pur avendoli giocati alla pari e a viso aperto. La seconda sconfitta, però, ci ha lasciato la consapevolezza delle nostre qualità”. Tre tappe per la gloria: a Livorno la prossima, Perugia in casa e ultima a Foggia. “Il Livorno è in lotta per i play-off, vuole vincere e giocherà in casa: sarà la partita chiave. Ma dipende da noi. Abbiamo questi tre punti di vantaggio, che sarebbero due avendo lo svantaggio negli scontri diretti, e dobbiamo difenderli”. Quand’è tornato a Pescara la scorsa estate, non immaginava di vivere un’annata del genere. “Dopo le prime chiacchierate con il presidente, l’idea era di avere una squadra capace di andare a giocarsi le partite e non fare figuracce. Per questo abbiamo scelto di tenerci qualche ragazzo del 2000, alzando la competizione interna. La svolta? La partita contro l’Ascoli: una vittoria che ci ha dato autostima, fiducia: la squadra ne ha beneficiato molto”. Una scelta coraggiosa: staccarsi dallo staff di Massimo Oddo per ricominciare dalle giovanili. “Il mio percorso è iniziato con Oddo quasi per caso: allenavo la Berretti, lui la Primavera. Eravamo in stretto contatto in quei mesi. Quando fu esonerato Baroni e fu chiamato in prima squadra, mi chiese di entrare nello staff visto che di quel gruppo conoscevo molti ragazzi, avendo giocato fino all’anno prima con loro. Ma dopo l’esperienza a Udine nella passata stagione, volevo riavvicinarmi alla famiglia e ho colto questa opportunità”. Dove possono arrivare questi giovani della Primavera biancazzurra? “Non mi piace parlare in termini drastici o enfatici dei ragazzi. Se stanno facendo un campionato del genere, significa che i valori ci sono. Due o tre di loro possono fare delle buone carriere. Dipenderà dalle occasioni che avranno, dalla loro crescita. Ma ci sono valori tecnici e morali. Io al gruppo tengo tanto: l’ho vissuto da calciatore e so che, a parità di qualità tecnica, il valore morale di una squadra fa la differenza. Abbiamo creato un blocco con cui si lavora seriamente, si scherza, ci si arrabbia, ma parlando sempre la stessa lingua”. Una Primavera dal sangue pescarese: la spina dorsale della squadra ha fatto tutta la trafila nel vivaio biancazzurro. “Fare la trafila in un club è importante. Io all’Atalanta sono arrivato che avevo 12 anni: lì mi è stata data un’idea di calcio. Per questo, ringrazio tutti i tecnici del settore giovanile del Pescara che hanno formato il blocco di questa Primavera negli anni precedenti. Ho sempre pensato che scienziati non ce ne sono. Il calcio è una cosa semplice. Un grande come Favini, all’Atalanta, diceva: “Il giocatore bravo è quello che sa rendere sempre le cose semplici”. Da chi ho appreso il mestiere? Prandelli alla Primavera dell’Atalanta e poi un anno in A alla Fiorentina, Vavassori che mi ha fatto debuttare in prima squadra ed è stato fondamentale per me, Delio Rossi alla Lazio, grande lavoratore con cui sono stato benissimo. Alla Samp ho avuto Delneri. E poi Marino, qualche anno fa qui a Pescara: mi ha insegnato davvero tanto dal punto di vista tecnico, tante cose fatte con lui le ricordo benissimo e le riporto oggi sul campo”. Su cosa si fonda il calcio di Zauri? “Educazione e rispetto. Ci tengo e non transigo. Valori della mia famiglia che voglio rivedere nei miei figli e nei miei giocatori. Il concetto calcistico di base è: provare a giocare. Senza regalare gol agli avversari, senza ostinarsi e imparando ad adattarsi alle situazioni”.

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