Prima squadra

Alla scoperta di Franck Kanoutè

Il senegalese si è raccontato racconta a Il Centro. E non è stato un racconto banale

11.10.2017 00:57

Franck Kanoutè, l'uomo venuto dall'Africa per spiccare il volo nel calcio che conta. E' lui uno dei volti nuovi del Pescara che punta al ritorno in Serie A. Proviene dalla Juventus, che ne ha ceduto la proprietà al Delfino mantenendo il 50% della cifra che il club dannunziano ricaverà dalla sua cessione. 

Nei giorni scorsi il classe 1998 ha rilasciato una interessante intervista esclusiva a Il Centro. Kanoutè si è raccontato a 360 gradi. Dunque conosciamolo meglio attraverso quanto da lui stesso dichiarato al quotidiano.

L'ARRIVO IN ITALIA E LA FAMIGLIA  - È arrivato da studente, quasi per caso: arrivò per una vacanza-studio dopo il diploma, al fine di apprendere la quarta lingua dopo senegalese, francese e inglese, non ripartì più. «Giocavo in strada. Arrivai in Italia due anni fa per via dello studio. Mi ero appena diplomato in Senegal, ho studiato lingue, il francese per l’esattezza, e sono arrivato nel vostro Paese per imparare l’italiano. Una specie di vacanza-studio e a Milano ci sono diversi miei parenti. Mio zio vive lì da anni e sono andato da lui, ma non poteva tenermi senza permesso di soggiorno essendo anche minorenne. Poi, ho preso i documenti grazie all’intermediazione di un noto esponente della comunità senegalese in Italia. A Milano e non conoscevo nessuno. Un giorno, visto che mi annoiavo a stare a casa da solo, sono uscito e vicino casa c’erano dei ragazzi senegalesi che giocavano in strada. Ho giocato con loro e, a fine partita, mi si è avvicinato un signore facendomi i complimenti. Era un procuratore e voleva portarmi a fare dei provini. Quello che sto vivendo è il coronamento di un sogno. I primi tempi sono stati durissimi, piangevo perché ero solo, non parlavo l’italiano e non avevo i miei genitori. Sono stati mesi durissimi; però, poi, con il tempo, ho iniziato ad integrarmi. Non ho mai smesso di crederci. Volevo fare il calciatore fin da bambino. In Senegal c'è mia mamma insieme agli altri fratelli. Mio padre lavora in un bar e vive a Verona, visto che è sposato con una italiana. Loro due non si sono sposati dopo che sono nato io. Con i primi soldi tenuto per me solo 50 euro, il resto dei soldi li ho mandati in Senegal alla mia famiglia. Faccio così anche adesso, tengo per me lo stretto necessario e il resto dei soldi li mando in Senegal»

L'IDOLO - «Vieira, ho avuto modo anche di conoscerlo. Mi ha augurato tanta fortuna»

I PROVINI -  «Ho fatto provini con Empoli, Livorno, Carpi, Torino, Napoli e poi di nuovo a Torino con la Juve. Mi volevamo tutti, ma non avevo i documenti in regola per essere tesserato. La Juventus ha puntato su di me. Ricordo gli allenamenti con la prima squadra. Higuain e Buffon li vedevo solo nei videogiochi; poi, a distanza di qualche anno, mi sono ritrovato con loro. E’ stato bellissimo. Nella vita nulla è impossibile, bisogna sempre credere nei propri sogni. Evra mi è stato molto vicino, ma anche Higuain, Sturaro, Chiellini e Cuadrado sono stati carini con me»

LA FEDE - «Sono musulmano. iL Ramadan? Lo faccio, ma evito se ho la partita perché perdo parecchie energie. Il Ramadan dura circa un mese, ma non lo faccio completo. Due giorni prima della partita, per esempio, evito di non mangiare Cosa penso dell'Isis e dell'Islam? Gli aderenti all’Isis non sono credenti e non sono musulmani, ma terroristi. Nel Corano c’è scritto che non bisogna uccidere, quindi, loro non sono musulmani. l mio sogno, credo quello di tutti noi musulmani, e andare a La Mecca. Ecco i miei familiari vorrei portarli lì. Non ho tatuaggi però mi piacciono. Non ne ho perché la mia religione non mi permette di averli, anche se ci sono tanti musulmani che li hanno»

IL RAZZISMO - «Sì, in Italia c’è, ma non ci faccio caso. Anche a Carpi, per esempio, dalla tribuna alcuni tifosi mi hanno insultato. È una cosa brutta, ma faccio finta di non sentire. Gli italiani sono ospitali, simpatici e cucinano benissimo. Gli aspetti negativi? Non mi piacciono le bestemmie, come accade durante le partite».

PESCARA E IL DELFINO - «La città mi piace, c’è il mare e per me è molto importante. Sto bene, come con i miei compagni di squadra. Mi hanno accolto tutti a braccia aperte. Questo Pescara dove può arrivare?
Mi piacerebbe andare in serie A. In poco tempo ho convinto Zeman? Me lo aspettavo, perché conosco le mie capacità. Non avevo dubbi. In che cosa devo migliorare? Il mister mi dice che devo fare il mediano e non andare all’attacco»

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