Prima squadra

Il Pagellone dei biancazzurri

Tiriamo le somme della stagione appena conclusa

29.05.2019 00:57

A CURA DI DANIELE BERARDI

Portieri

Vincenzo Fiorillo 7,5: avrebbe voluto coronare l'annata che lo ha consegnato alla storia con la promozione. Deve accontentarsi delle 154 presenze in maglia biancazzurra. Salva il Delfino spesso e volentieri con parate decisive e importanti nei momenti topici della stagione. Pietra miliare di questo club: il Pescara risorgerà dalle sue ceneri puntando sul baluardo ligure. 

Elhan Kastrati 5,5: chiamato a sostituire l'esperto Fiorillo in un momento di leggera flessione del Pescara. Bene all'esordio contro il Livorno, incappa in una serataccia in quel di Perugia. Qualche errore grossolano gli sporca il curriculum. Peccati di gioventù assolutamente comprensibili. Ha tanti margini di miglioramento. 

Simone Farelli s.v.:

Difensori:

Andrew Gravillon 6,5: la prima parte di stagione meriterebbe un voto decisamente più alto. Ma da gennaio in poi è lontano parente di se stesso. Fino alla sessione di mercato invernale spicca per atletismo, personalità, carisma e cattiveria. Il culmine raggiunto col ritorno alla casa madre nerazzurra (per un bel gruzzoletto). Poi, il buio. Scavalcato nelle gerarchie da Bettella forse anche in ottica futura. Dispiace non essercelo goduto a pieno, sarebbe potuto tornare utile. Ma la sensazione è che qualcosa si sia inceppato anche a livello psicologico. 

Davide Bettella 6,5 : alla prima stagione tra i grandi, dopo aver vinto e stravinto nelle giovanili, ci mette un po' a carburare. Ma il ragazzino ha le spalle larghe e il futuro prossimo è dalla sua parte. Premiato con le ultime, convincenti apparizioni, che gli permettono di assaporare con continuità il prato verde dell'Adriatico. Il Pescara di domani ripartirà anche da lui.  

Marco Perrotta 6: dopo una stagione complicata, in cui era titolare indiscusso, stavolta è costretto a cedere il passo ai suoi compagni. Chiamato in causa col contagocce, trova comunque il modo di farsi trovare pronto. Alternativa preziosa soprattutto a partita in corso, con Pillon che opta spesso per il passaggio alla difesa a cinque con lui in campo. L'attaccamento alla maglia non manca. Stagione sufficiente.

Gennaro Scognamiglio 6,5: avrebbe meritato un sette pieno, ma le ingenuità nella partita chiave non possono restare impunite. Si prende una maglia da titolare dopo un lunghissimo calvario. Scala le gerarchie poco a poco, entrando in sintonia coi tifosi e ritrovando confidenza col terreno di gioco. Chiude la stagione con quattro reti all'attivo, trovando la via della rete soprattutto nel girone di ritorno col reparto offensivo in netta difficoltà. Peccato per l'ultima uscita. Ha ufficialmente un debito con l'ambiente biancazzurro. 

Hugo Campagnaro 6,5: gli anni passano, ma l'argentino quando può continua a fare la differenza. Una certezza nel girone d'andata con Gravillon al suo fianco. Poi pian piano è costretto a cedere il passo ai suoi muscoli, che continuano a torturarlo. Importantissima la sua presenza anche fuori dal campo. Ha un peso specifico molto ingombrante nello spogliatoio. Chiamato a ragionare con lucidità sul suo futuro in estate, vista la centellinata gestione delle proprie energie fisiche. 

Edgar Elizalde s.v. se ne parla bene da tanto, troppo tempo. Davanti a sé ha due stacanovisti come Del Grosso e Pinto. Difficile trovare spiragli. Riesce a mettersi in mostra soltanto in Primavera, ma tanto vale mandarlo in prestito il prossimo anno. Ha bisogno di crescere e di giocare. La palla ora passa alla società.

Giovanni Pinto s.v. arriva a gennaio per rinfoltire un reparto comunque ben organizzato. Ci mette parecchio a riacquistare una parvenza di forma fisica, ma le circostanze lo premiano alla lunga. Parte dall'inizio in entrambe le partite col Verona: discreto al Bentegodi, out per infortunio dopo diciotto minuti all'Adriatico. Sintesi perfetta dei suoi quattro mesi in Abruzzo. 

Cristiano Del Grosso 7: all'età di trentacinque anni, probabilmente neanche lui si aspettava di poter fare la differenza in questo modo. Aveva un debito con la sua terra e torna per saldarlo. Puntuale nelle sovrapposizioni, sempre preciso nelle chiusure. Quadricipiti d'acciaio e polmoni da nuotatore. Ara la fascia con i denti e gli occhi sbarrati. Personalità da vendere e cattiveria da distribuire gratuitamente. Il gol al Palermo manda in estasi uno stadio intero. Peccato per i problemini fisici dell'ultimo mese, ma resta protagonista di un'annata da incorniciare. 

Matteo Ciofani 6,5: è moderazione, puntualità e concentrazione. Si alterna con Balzano e Del Grosso. Utilissimo come tappabuchi ma non solo. Si mette a disposizione dei suoi compagni con grande umiltà e Pillon ringrazia. La difesa è per distacco il reparto meglio assortito dei biancazzurri.

Antonio Balzano 6,5: spinge. A volte come un tempo, altre volte con meno precisione. Mette il cuore in ogni sovrapposizione ed è sempre un pendolino affidabile. Lavora di sciabola quando serve, alternandosi con Ciofani quando gli impegni diventano più fitti. Legato a doppio filo con questa maglia: può ancora tornare utile. 

Centrocampisti:

Gaston Burgman 6,5: da lui era lecito aspettarsi di più. Ha trascorso una stagione travagliata sul piano fisico, dispuntando poche gare al 100%. Ha il merito di aver alzato bandiera bianca solo quando era arrivato al limite, stringendo invece i denti e scendendo in campo il più delle volte. Si è conseguentemente acceso a sprazzi, quando lo ha fatto ha illuminato la scena e trascinato il Pescara. Ma in molte partite un giocatore di questo livello per la B non è riuscito a prendere per mano la squadra. Meglio da mezz'ala (aveva ragione lo scorso anno ZZ...) che non da play, con buone sortite nel vecchio ruolo da trequartista in corso d'opera  

Filippo Melegoni s.v. sprazzi di classe nel girone d'andata, culminati con lo splendido gol di Perugia. La rotazione con Machin permette a Pillon di fregarsi le mani ogni qualvolta è chiamato a decidere fra i due. Pecca un po' di continuità, ma la rottura del crociato anteriore del ginocchio lo mette definitivamente ko. Una lacuna che scombussola i piani di Pillon e della società. Assenza che, alla lunga, risulta profondamente deleteria.

Ledian Memushaj 7: solo applausi per il mastino albanese. Trascinatore assoluto nei momenti di black out. Mastica tantissima polvere da Salerno in poi, quando il Pescara inserisce colpevolmente il pilota automatico. I continui acciacchi fisici non gli consentono di rendersi utile come vorrebbe, ma è proprio in quei momenti che viene fuori l'ardore balcanico. La splendida rete col Palermo tira fuori il Delfino dalla melma in cui rischiava di precipitare. 

Franck Kanouté s.v. anche lui oggetto misterioso. Tra infortuni e complicazioni varie stiamo ancora cercando di capire se possa rendersi utile alla causa. Necessarie valutazioni societarie urgenti anche sul suo conto. 

Luca Crecco 6,5: il gol a Cosenza riassume un'annata altalenante, in cui mangia polvere per una quindicina di partite. Scala rapidamente posti in graduatoria con la sua duttilità, finendo in pianta stabile da mezz'ala causa moria di centrocampisti. Cuore e allunghi non mancano mai, qualche difficoltà in più durante la fase di costruzione. Nel complesso abbondantemente sopra la sufficienza. 

Alessandro Bruno 6: fa quel che può. Non doveva essere lui a cambiar volto al centrocampo biancazzurro, dopo la partenza di Machin. Chiamato in causa forse più di quanto si aspettasse. Torna in Abruzzo tra i fischi ma esce più volte dal campo fra gli applausi. Quando viene chiamato all'appello, nella maggior parte dei casi, garantisce quantità in pianta stabile. 

José Machin 6: il ragazzo avrebbe doti tecniche a non finire, ma la discontinuità è vizio capitale. Quando decide di accendersi, illumina dentro e fuori casa. Irriverente e superficiale in più di un'occasione: la società sceglie di fare a meno di lui alla prima offerta dai piani alti. Col senno di poi, una scelta che probabilmente andava ponderata meglio. A lui le migliori fortune, ma avrebbe potuto certamente dare di più. 

Attaccanti:

Ferdinando Del Sole s.v. la doppietta al Lecce è ancora negli occhi di tutti quanti e scatena una vera e propria "Del Sole-mania". Pillon, dal canto suo, non è dello stesso avviso. Chiamato in causa col contagocce, minaccia più volte di sbottare e cambiare aria. Poteva tornare utile magari in qualche partita tirata. La nuova gestione potrebbe tirarlo a lucido, ma ha ancora molto da dimostrare per prendersi definitivamente la sua Pescara. 

Christian Capone s.v. tra problemi fisici e nazionali varie non vede il campo praticamente mai. C'erano grandi aspettative su di lui, dopo gli sprazzi di talento mostrati lo scorso anno. Rimandato anche lui, se Dio vorrà, a settembre. 

Riccardo Sottil 7: davvero un gran bel giocatore. Arrivato in punta di piedi e senza pesi sulle spalle, riesce a prendersi la titolarità e a ridare vigore all'infreddolito attacco del Pescara. Accelerazioni brucianti e dribbling fulminei entusiasmano i tifosi. Si toglie la soddisfazione di segnare la prima rete tra i professionisti proprio al Verona, ma nella regular season. Avrebbe voluto marchiare a fuoco anche la semifinale playoff. Ci sarà bisogno di uno sforzo economico per tornare a vederlo con la maglia biancazzurra. 

Leonardo Mancuso 8: man of the season senza se e senza ma. Diciannove gol all'attivo e tanto, ma tanto lavoro per i suoi compagni. Paga dazio in alcuni momenti chiave della stagione, ma per tre quarti di essa è l'unico riferimento offensivo credibile. Annata da rinchiudere in una teca di vetro. Parlerà con la Juve per decidere il suo destino, ma la sensazione è che possa già essere pronto per un'esperienza in A. 

Manuel Marras 7: al di là dei gol mangiati, al di là delle critiche, è uno dei migliori. Partito senza un minimo di aspettative, si rivela l'apriscatole decisivo contro il novanta per cento delle difese che incontra. Emblema di ciò, la partita di La Spezia, in cui banchetta (come spesso gli capita) nei mezzi spazi. Il gol che non arriva finisce per condizionarlo implicitamente e resta a secco anche nell'ultimo appuntamento dell'anno. Ma l'ex Alessandria ha grossi margini di miglioramento e certamente vedremo un Marras diverso nella prossima stagione. Ah, per intenderci, corse all'indietro e sacrificio non si comprano al mercato. È bene ricordarlo. 

Mirko Antonucci 5: lui sì che aveva un bel plico di aspettative sulle spalle. Finiscono per schiacciarlo. L'ex Roma non riesce mai a rendersi utile come vorrebbe. Stecca la prima stagione tra i professionisti nonostate le numerose chances concesse da Pillon. Sarà una lunga estate di riflessione per Mirko, che dovrà studiare come (e soprattutto dove) far esplodere il proprio talento. 

Gaetano Monachello 5,5: chiude con soli cinque gol all'attivo e poche altre certezze. Doveva essere la punta di riferimento con Mancuso a giragli intorno, ma si perde in un bicchier d'acqua quando le cose iniziano a farsi difficili. Scala indietro nelle gerarchie e nel finale di stagione non è più un'alternativa credibile. Stagione negativa, con pochissime attenuanti.   

Santiago Bellini s.v. anche lui alle prese con problemi fisici sin dal suo arrivo in Italia. Ci mette un po' a carburare ma trova il modo di mettersi in mostra con la sua fisicità. Poteva scrivere la storia bucando Silvestri nell'amara notte dell'Adriatico. Un vero peccato. Se quel pallone fosse entrato, avremmo ritardato questo pezzo di alcune settimane e (forse) sarebbe stato decisamente più dolce. 

Allenatore

Giuseppe Pillon 6,5: uomo di campo. Uomo vero. Uomo d'altri tempi. Si rende protagonista di una cavalcata entusiasmante dopo aver preso un Pescara con la testa sotto la sabbia ormai un anno fa. Girone d'andata da capogiro. Girone d'andata che, probabilmente, ipervaluta una squadra qualitativamente non eccelsa. Esprime anche un buon calcio almeno fino al giro di boa, ma la differenza di rendimento in trasferta finisce col pesare alla lunga. Peccato per la gestione di alcuni scontri diretti, ma in molti di essi il Delfino è apparso oggettivamente inferiore. Proprio per questo, la sua cavalcata assume i contorni dell'impresa. Poco supportato dalla società sia con gli acquisti che con la fiducia. Si chiude un rapporto sincero, tra un uomo che vive di calcio e una città che respira calcio. Piilon lascia un solco ben preciso al di là dei risultati. Il Pescara ha respirato l'aria genuina del calcio pragmatico che non appaga gli occhi ma il cuore. Peccato per il finale, altrimenti la bella storia sarebbe diventata epopea.  

Società 5: obiettivamente, nessuno si aspettava un girone d'andata di quel calibro. Crescono le aspettative e la situazione sfugge di mano. Una rosa allestita per tentare l'ingresso nei playoff si ritrova a giocarsi la promozione diretta. Il mercato di gennaio spalanca tutte le lacune di gestione. L'addio di Machin e l'infortunio di Melegoni mettono la pietra tombale sulle ambizioni di A diretta. I centrocampisti non riescono a tirare il fiato e la macchina di Pillon rallenta. Al di là delle scelte, anche la politica comunicativa tra presidente e allenatore ha finito per destabilizzare entrambi. Apprezzabile la scelta di mandare solo il tecnico di Preganziol davanti alle telecamere dopo la sconfitta col Verona: giusto concedergli un meritato tributo finale. Ora c'è bisogno di programmare la stagione che verrà. Zauri sembra già alla finestra, ma attenzione: in ogni caso la rosa andrà parzialmente rifondata. Il mercato chiarirà gli obiettivi concreti di una squadra che, dopo un'annata così, non può più nascondersi. 

 

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