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Una storia stupenda di ciclismo: la favola di Marangoni

All'ultima gara della carriera trova il primo successo

26.11.2018 13:41

Una storia incredibile, come solo il ciclismo riesce a regalare. Un finale da favola, che nemmeno il più abile dei romanzieri avrebbe potuto scrivere meglio. Alan Marangoni, alfiere del team abruzzese Nippo – Vini Fantini, ha scelto l’ultima corsa della sua vita da gregario per centrare la prima vittoria da professionista.

Dopo 135mila km trascorsi al servizio dei propri capitani in una lunga e comunque onorevole carriera e dopo ben 714 gare, al Tour di Okinawa in Giappone, proprio nella casa di uno degli sponsor del suo team, a 34 anni è riuscito a tagliare il traguardo con le braccia levate al cielo per festeggiare il primo posto. Undici anni di sudore e sacrificio tra i professionisti e poi gli ultimi 210 km che non dimenticherà mai.

«Credevo che certi finali esistessero solo nelle favole, invece… Sono senza parole, ho solo un mare di emozioni dentro al cuore»: ha parlato così subito dopo il traguardo il buon Alan, ancora incredulo.

Sempre al servizio della squadra, per costruire le vittorie altrui, ad esempio quelle di Sagan, e solo quando già pensava a scendere dalla bici per iniziare un nuovo capitolo della sua vita ha assaporato il dolce gusto del successo. Per l’ultima gara della sua carriera aveva scelto una marcia di avvicinamento particolare. Voleva presentarsi al top, come sempre, ma probabilmente nemmeno lui avrebbe immaginato che il suo canto del cigno avrebbe rappresentato l’apice di tanti anni di fatiche.

«E’ finito con le mie lacrime di gioia questo mese di follia», ha raccontato. «Un lungo viaggio iniziato a Hong Kong, proseguito a Okinawa in solitaria per allenarmi in vista del Tour of Hainan e chiuso con altri 12 giorni ancora a Okinawa. Ci sono stati momenti difficili, a volte mi sono chiesto perché dovessi prolungare così tanto questa specie di sofferenza. Poi mi convincevo del fatto che questa esperienza, al di là del risultato finale, sarebbe stata un motivo di crescita per me. Alla fine ho avuto ragione a restare, vivendo così una delle gioie più belle della mia vita. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso con me questa avventura, a chi è stato presente fisicamente e a chi anche solo con un messaggio ogni tanto mi ha dato grinta. Nei prossimi giorni racconterò la mia ultima corsa e dopo non mi sentirete romanzare su questo episodio, chiuderò questo capitolo per sempre. Bisogna guardare avanti, una nuova vita mi aspetta! Vi aggiornerò…»

(Il Messaggero ed. Abruzzo a firma Luciano Rapa)

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